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JU JUTSU

 

 

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Stemma Ronin Yudansha Ryu Ju Jutsu Italia Maestri Ronin Yudansha Ryu Ju Jutsu Italia Maestro Giovanni Bagnetti e Maestro Pompilio Attili, dimostrazione al 10° Memorial C.A. Bassani, Pescara, Febbraio 2009 Maestro Pompilio Attili e Maestro Giacomo Rinaldi, dimostrazione a Simferopol, Ucraina, Agosto 2009 Maestro Giacomo Rinaldi, dimostrazione a Simferopol, Ucraina, Agosto 2009


 

 

 

 

 

 

Ju Jutsu - Storia e Leggenda Riduci

ARTI MARZIALI E JU JUTSU

Le antiche Arti Marziali (Bu Jutsu, dove “Bu” sta per militare, marziale mentre “Jutsu” sta per metodo, arte) del Giappone feudale, sono nate come metodi di combattimento che, nonostante la varietà nella scelta delle armi, presentavano tra di loro grande rassomiglianza nelle tecniche e avevano in comune una concezione pressoché identica dei fattori interiori, che rendevano le tecniche stesse efficaci in combattimento. Quasi sempre, la specializzazione veniva indicata con il nome dell’arma usata: Kyu (arco) Jutsu, Ken (spada) Jutsu ecc.. Le specialità senza armi, a mani nude, rappresentavano un modo per raggiungere con il corpo umano gli stessi fini ottenibili in combattimento mediante le armi, con combinazioni di tecniche di strangolamento, proiezione, lussazione, immobilizzazione e percussione, in origine molto rozze, violente e sostanzialmente legate all’uso delle armi.

COS’E’ IL JU JUTSU?

Il termine Ju Jutsu, significa letteralmente "Ju" ovvero cedevole, morbido, flessibile e "Jutsu" ovvero arte, metodo, tecnica, quindi arte della cedevolezza. Questi termini rappresentano un principio singolo, un modo generale di applicare le tecniche, di usare il corpo umano come un’arma nel combattimento ravvicinato. Il principio del “Ju” consiste in definitiva nell’adattarsi flessibilmente e razionalmente alle manovre strategiche dell’avversario sfruttandole a proprio vantaggio col minor dispendio di energie, anzi, sfruttando proprio la forza stessa dell’avversario contro lui stesso. Lo studioso di Ju Jutsu (Jutsuka) deve imparare ad adattarsi alle situazioni reali del combattimento e alla tipologia di avversario, soprattutto non deve essere uno specialista in particolari forme di combattimento ma dovrebbe conoscerle tutte, almeno basicamente.

LA LEGGENDA DEL “JU”

Tutte le varie arti di combattimento da cui sembra discendere il Ju Jutsu, erano accomunate dal proposito di sfruttare la cedevolezza e l’adattabilità piuttosto che la forza e la prestanza fisica. Ma in un periodo così particolare, dove le guerre erano incessanti e gli scontri tra i guerrieri rivali erano di una violenza inaudita, come fu possibile l’origine di un principio che andava contro la logica del combattimento usuale? Una leggenda narra di un medico, certo Shirobei Akijama che intuì tale principio guardando degli alberi durante una tempesta. Pini e querce maestose vedevano i propri rami spezzarsi sotto il peso della neve e della violenza del vento. Un piccolo e flessibile salice invece, seguiva flettendosi i potenti soffi del vento e si scrollava del peso della neve che finiva a terra senza alcun danno per i suoi rami che una volta liberi, tornavano elasticamente al loro posto. Questa visione fu una illuminazione per il giovane medico che, già studioso e amante delle arti marziali, unendo al nuovo principio le teorie taoiste del “Yin-Yang” proprie della medicina cinese, avrebbe così dato origine all’arte del “Ju”: il Ju Jutsu.

Un’altra storia, parla del letterato cinese Chen Yuanbin come l’uomo che, insegnando a tre Ronin (samurai senza padrone) durante il suo soggiorno ad Edo (l’antica Tokio) tre tattiche di arti marziali cinesi, diede il via alla nascita dei sistemi di combattimento a mani nude. I tre Ronin fondarono tempo dopo tre famose scuole dove, accanto al maneggio delle armi, era estremamente sviluppata la pratica del combattimento a mani nude. Se è indubbia l’influenza della cultura delle discipline da combattimento cinesi su quelle giapponesi, ricordiamo che i numerosi stravolgimenti del potere imperiale in Cina portarono spesso esuli di tutti i tipi in Giappone, ben accetti per il valore delle loro conoscenze, è altrettanto indubbio che poi nelle isole del sol levante, l’arte del combattimento stesso mutò in modo del tutto diverso e se è possibile notarne differenze ed originalità. Un parallelo è facilmente rilevabile: nelle arti marziali cinesi la tecnica è robustamente legata allo studio dei principi taoisti dello “Ying-Yang” e dei “Cinque Elementi” e delle altre leggi che scaturiscono da questi punti fondamentali. Tali legami sono espressamente dichiarati e la loro delicata complessità è una misura di salvaguardia sufficiente per garantire che non possano essere facilmente assorbiti e sfruttati da un qualsiasi neofita, ma al contrario necessitino di uno studio lungo e accurato dietro l’attenta tutela di un adeguato maestro. In Giappone è meno facile trovare paralleli tra le tecniche e queste filosofie, le azioni vengono presentate in modo più diretto, costruendo piuttosto un preciso parallelo tra il movimento del corpo e un fatto, momento o avvenimento naturale, la cui intima comprensione permette di capire ed eseguire in modo ottimale la data tecnica.

CENNI STORICI

Il Ju Jutsu è un complesso di tecniche e strategie di combattimento a mani nude elaborate in Giappone dai “Bushi” (guerrieri) dell’epoca Kamakura (1185-1333), per consentire ai “Samurai” (guerrieri di alto rango) di difendersi efficacemente anche di fronte ad un avversario armato, nell’eventualità di aver perso le armi durante uno scontro, cosa che avveniva di sovente specialmente dopo essere stati disarcionati dal cavallo. Quest’arte si sviluppò dalle antiche tecniche del “Kumi-Uchi (Yawara), descritte nel “Konjaku-Monogatari, opera buddista che risale al XIII° secolo. Nel corso dei secoli, diverse scuole di Ju Jutsu (Wa-Jutsu, Yawara, Kempo, Hakuda, Shubaku, ecc.) tutte appartenenti alla “Via dell’Arco e del Cavallo” (Kyuba-no-michi) si svilupparono e migliorarono le tecniche originali, aggiungendovi nuovi movimenti e contro tecniche adottate dall’arte cinese di combattimento dei monaci Shaolin (Shaolin-si) e alcune tecniche particolari utilizzate dagli abitanti dell’isola di Okinawa (Okinawa-te, letteralmente “la mano di Okinawa, ovvero l’antico Karate di Okinawa). Quest’arte così rielaborata, fu reimportata in Cina verso il 1638 da Chen Yuanbin (1587-1671), poeta e diplomatico cinese residente in Giappone. Tuttavia il Ju Jutsu si sviluppò come arte marziale solo durante l’epoca Edo, in cui il paese visse un periodo di relativa tranquillità: Numerose scuole di combattimento create da dei Ronin (Samurai senza padrone) diffusero rapidamente le tecniche di Ju Jutsu in tutto il Giappone. Esse però vennero modificate solo durante l’epoca Meiji (1868-1912), cioè nel periodo in cui i Samurai persero il diritto di portare il Katana (spada) e in cui le faide tra i clan rivali vennero interdette. Il principio uniformatore del Ju Jutsu era di poter vincere l’avversario con ogni mezzo, utilizzando la minor energia possibile: ciò richiedeva agli adepti di specializzarsi in diverse discipline tecniche, ma anche mediche ed esoteriche. Il praticante di Ju Jutsu (jutsuka) doveva quindi:

  • Saper valutare la forza dell’avversario, per utilizzarla contro di lui, prima che il suo attacco risultasse efficace
  • Se possibile, evitare gli attacchi
  • Nel corso del combattimento, squilibrare l’avversario
  • Saper attaccare tutti i punti deboli
  • Saperlo proiettare facendo uso del principio fisico della leva
  • Sapere immobilizzare al suolo l’avversario torcendogli le membra, lussandogliele oppure strangolandolo
  • Sapere colpire i suoi punti vitali in modo da fargli perdere conoscenza, ferirlo seriamente oppure ucciderlo.

In pratica, l’arte del Ju Jutsu “guerriero” si prefiggeva, quale scopo principale, quello di annientare l’avversario mettendolo nell’incapacità di eseguire un nuovo attacco. A tal proposito veniva quindi utilizzato ogni genere di tecniche pericolose e sovente mortali. Inizialmente praticato esclusivamente dai Samurai, poi dai Ninja (sorta di guerrieri ombra), il Ju Jutsu, diffondendosi rapidamente anche tra le classi sociali più umili, divenne un metodo di combattimento utilizzato da briganti e fuorilegge. Da ciò ne derivò una cattiva reputazione, anche se immeritata. Questa fu una delle ragioni per cui Jigoro Kano utilizzò le tecniche “dolci” del Ju Jutsu per creare un nuovo “sport” che chiamò Judo, per differenziarlo dal pericoloso Ju Jutsu. Fino al 1922, anno in cui fu fondato ufficialmente il Kodokan (scuola centrale del Judo in Giappone), solo il Ju Jutsu era riconosciuto ed insegnato nei numerosi Ryu o scuole sia in Giappone che all’estero. Soprattutto l’esercito e la polizia, nei paesi occidentali, si interessarono a questa disciplina particolare, poiché esse era in grado di offrire considerevoli vantaggi nella pratica del combattimento corpo a corpo. Ancora oggi, nelle forze armate, si insegnano tecniche di Close Combat (combattimento ravvicinato) derivate dal Ju Jutsu, in alcuni casi integrate, in base alle tradizioni locali, da tecniche di vari tipi di lotta o combattimento autoctoni (boxe, savate, sambo ecc.). Le specializzazioni più moderne aventi un fine più etico, spirituale e sportivo, sostituiscono l’ideogramma “Jutsu” (arte) con “Do” (via) come Judo, Aikido, Kendo, Karatedo ecc. Messo in ombra dal Judo (divenuto oggi sport olimpico) e dalle altre discipline più popolari, il Ju Jutsu sembra aver perduto molto del primitivo fascino. Esso naturalmente non viene più considerato come sport, ma soltanto come metodo di autodifesa composto di tecniche utili per il combattimento reale che al giorno d’oggi ha perso quasi totalmente la veste etica guerriera del passato. Tuttavia è innegabile il fatto che la maggior parte delle tecniche attuali di arti marziali diverse abbia nel Ju Jutsu la sua comune origine. Molti fondatori di moderne discipline come lo stesso Jigoro Kano (Judo), Ueshiba (Aikido), Otsuka (Karate-Wado-Ryu) ecc. fin da giovanissimi frequentarono Ryu diversi di Ju Jutsu, attingendo da quelle esperienze i principi basilari delle loro intuizioni che li portarono a creare tali nuove discipline. Ju Jutsu viene anche scritto “Ju Jitsu” occidentalizzandolo in forma corretta per favorirne la pronuncia.


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